Celiachia, come scoprire i malati sommersi

Non è poi così facile fare una diagnosi di celiachia. Perché la malattia si può presentare in fasi diverse della vita, anche da anziani, perché i sintomi possono essere molto diversi e persino non esserci, o perché magari sono quelli di altre malattie legate però alla celiachia

«È una diagnosi delicata e clinicamente compromettente - precisa Gino Roberto Corazza, direttore di Clinica Medica 1 al San Matteo di Pavia ed esperto internazionale di celiachia - perché, se non è corretta, nel migliore dei casi si condanna una persona ad una dieta limitante per tutta la vita. Oppure, che è anche peggio, può capitare che di fronte ad aborti ricorrenti, che possono essere causati da celiachia, ma possono anche non esserlo, se il paziente ha scritto sulla fronte che è celiaco non si indaga oltre alla ricerca di altre possibili cause».
Il dosaggio degli anticorpi richiede un livello di accuratezza che forse non tutti i laboratori riescono a garantire. Inoltre spesso viene utilizzata la dieta aglutinata come criterio diagnostico, anche per evitare la biopsia: la dieta invece è solo una terapia, perché eliminando il glutine la risposta c'è spesso anche nei non celiaci. Ultimo punto è legato proprio alla biopsia: prima si faceva diagnosi sulla caduta dei villi intestinali che istologicamente si individua facilmente.
Oggi, però, si fa diagnosi anche con il solo accorciamento dei villi, difficile da valutare se non in condizioni particolari e da occhio esperto. Anche questa situazione però, quando certa, è espressione di malattia.
Bisogna seguire le regole di buona pratica medica e sottoporre a screening i pazienti a rischio: tra gli altri, chi ha anemia sideropenica, tiroidite autoimmune, diabete, osteoporosi, in particolare se premenopausale o maschile, epilessia, alopecia, aborti ricorrenti come dimostra una ricerca della Cattolica di Roma pubblicata su The American Journal of Gastroenterology. E i familiari di primo grado dei malati, che spesso invece non eseguono i test.

articolo tratto da www.repubblica.it